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Verso la libertà
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di Angelina Tamussin
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| 1915, mi trovo sul sentiero di montagna per portare munizioni
al campo base militare ai soldati; mio marito sta combattendo ed
io sono in pensiero. Ho paura, normalmente una donna ha paura per
il proprio marito, ed io non ho una sensazione molto bella. Arrivo
in cima e trovo il generale della base che aspetta me e le mie compagne.
Ci chiamiamo portatrici ed abbiamo il compito di portare viveri,
armi e munizioni di tutti i generi. Con me ci sono Luigia ed Emilia,
la mia amica che vive con me ed i miei quattro figli, tre femmine
e un maschio, partito oggi per la guerra. Ridiscendo a casa mia
e trovo solamente due delle mie figlie davanti allo spolert che
piangono la loro sorellina che é stata uccisa mentre andava a prendere
legna per il fuoco. Era la più piccola,Irene, aveva otto anni. Poi
ci sono Luisa di 12 anni, Brigida di 16 e Carlo di 17 anni. Abbiamo
una fattoria con pecore e vacche che portiamo avanti da molto tempo,
per noi è un vantaggio perchè ci danno cose che non avremmo senza
codeste bestie. Si è fatto tardi, e devo ripartire per il campo
base militare con un carico di 30 kg tra munizioni e fucili. Sono
le 22:00 e appena varco il cancello del paese mi consegnano un bracciale
rosso per il riconoscimento. Ritorno a valle che è notte fonda e
dormo per un po'. In piazza si sente un soldato che grida i nomi
dei dispersi e dei morti. Il cuore mi batte a mille, mi vesto, scendo
in piazza e sento un nome:" Antonio Casercia, marito di Anna Severo".
Svengo. Solo dopo mi accorgo che sono all'ospedale per un proiettile
alla gamba, allora era tutto un sogno, mio marito è vivo, penso.
L'infermiera si avvicina, un rintocco di campane, cosa succede?
"Le..., le..." e poi con decisione dice, "Le sue figlie sono decedute".
L'odio purissimo di una guerra in corso è inarrestabile, soldato
contro soldato, obbligato a combattere per la propria patria, come
un animale destinato al lavoro e poi al macello. E' destino che
si compie a sua volta, me lo dice sempre la vedova Chiambelli. In
quel momento ho solo voglia di morire non mi è rimasto che mio figlio
e forse mio marito! Lo sento già:"La vedova Casercia". Voglio fermare
la guerra! Subito dopo mi fanno ripartire per il campo base a portare
roba ma al cancello mi mettono un nastro blu al braccio al posto
di quello rosso. Non mi danno una gerla di roba ma devo andare su.
Arrivo e faccio vedere il braccio e arriva anche Luigia che ha il
nastro blu anche lei, ci danno una barella con un ferito e noi dobbiamo
portare un uomo che non si vede perchè è notte fonda. Allora ci
sbrighiamo a portarlo giù. Sono le 5:00 di mattina e il viso dell'
uomo si comincia a vedere, arriviamo che sono ormai le 6:00, lo
portano all'ospedale ed io entro per curiosità e vedo che quello
è Antonio, il mio amato Antonio. L' infermiera mi spinge subito
fuori dalla stanza e registra il mio e il suo nome sulla cartella
medica. E' in condizioni gravi, le infermiere sospirano, i medici
scuotono il capo. Ormai ho capito, ho perso mio marito. Vengo colpita
da una depressione che durò un anno. Mi viene a trovare mio figlio
quando può. Ora non può più. Ho cominciato a riprendermi grazie
alle mie amiche Luigia ed Emilia che insistendo mi riescono a rimettere
in sesto. Ma il vuoto rimarrà sempre nel mio cuore. 1917, c'è un
ferito sulla barella, 90 kg, siamo esauste non ce la facciamo più,
ci fermiamo in una valle di fiori che accarezzano la pelle come
la seta… uno schioppo di fucile dietro di me, uno sparo, un brivido
dietro la schiena... Cado a terra e sono contenta, un richiamo di
gioia anche se c'è silenzio, luce anche se è notte, felicità anche
se c'è tristezza. Penso, me ne sto andando, sono vicina al cancello
della libertà. |
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